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Proiettore DLP 4K HDR Laser Optoma UHZ65 – La prova

Impressioni d'uso e conclusioni

optoma uhz65 art32 - Proiettore DLP 4K HDR Laser Optoma UHZ65 - La prova

Una osservazione che vale quello che vale: ho osservato a più riprese il rainbow, cosa che in genere non mi capita con i DLP. Potrebbe anche dipendere dalla oramai inveterata desuetudine con proiettori di questa tecnologia, non lo so, ma è un fatto che ho osservato e non solo sui titoli di coda. Ma, trattandosi di elemento meramente soggettivo, questa annotazione lascia il tempo che trova.

Credo che in larga parte si sia capito cosa pensi di questo DLP da quanto detto finora. Non credo di scoprire nulla di sconvolgente se vi dico che il dettaglio di questa macchina vale davvero il confronto con la produzione corrente concorrente, e sotto questo aspetto non teme confronti, anche avendo un’ottica che… non userei certo per fare fotografie! Grazie all’impiego della matrice che non sarà 4K ma funziona egregiamente anche perché opera appunto con un solo pannello e non con tre come i concorrenti, è certamente di livello superiore. Questo contribuisce a dare una sensazione di ariosità alle immagini anche a me, che non sono mai stato un fanatico della precisione chirurgica delle immagini. Ovviamente non bisogna esagerare con i controlli (è sempre in agguato il rumore, che si presenta quando ci si lascia prendere dalla ricerca esasperata di questa caratteristica), ma mantenendosi nella ragionevolezza non si può non valutare questo evidente pregio dell’Optoma.

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Questo è particolarmente evidente nella visione di materiale SD e HD da segnale televisivo, dove, a patto che il bitrate sia decente, ho visto con soddisfazione svariati programmi. Vi posso fare l’esempio di una serata di Sanremo, dove la Rai trasmetteva con estrema cura, oppure di un paio di partite della Roma, oppure ancora un confronto diretto tra una trasmissione de La 7 in SD ed HD. La differenza, e questo è certamente dovuto alla bontà dello scaler (e relativo processing), non è mai stata imbarazzante, e ciò garantisce godibilità di uso del proiettore. Questo anche perché una trasmissione televisiva certo non è un film, e quindi va valutata con parametri diversi. Qui apprezziamo i buoni (tradizionali) colori, una resa sicura sul dettaglio ed un equilibrio che, se non chiama in causa passaggi ai bassi livelli particolarmente difficili, darà certamente soddisfazione all’acquirente. Devo dire che in caso di trasmissioni con bitrate non elevato l’immagine si sporca in qualche modo, e questo è un fatto che ho notato più volte, anche su Netflix.

Se passiamo all’analisi del materiale cinematografico in SDR (Blu-ray, ma anche in 4K da Netflix), nella calibrazione che sono riuscito ad ottenere ritengo che la resa sia buona ma non eccezionale. Ho apprezzato come al solito l’intervento del PureMotion che mi evita gli scatti del 24p senza introdurre eccessivi “fantasmini digitali”, purché non eccediate il valore di 1, come detto, ma la visione rimane comunque inficiata da una certa compressione ai bassi livelli che non sono riuscito ad eliminare. Se unite questo al livello del nero, avete l’unica soluzione che è quella di concentrarvi pesantemente solo sull’immagine e non sui suoi contorni, per cercare di convincervi che il proiettore vi stia dando una riproduzione realistica.

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Diverso, come detto, il risultato in HDR (Ultra HD Blu-ray e Netflix o Amazon in HDR), dove questo Optoma mette secondo me una marcia in più: riuscendo a discriminare un numero molto più elevato di livelli in basso, la presentazione delle immagini acquista una fruibilità superiore e direi degna di nota, anche perché il picco del bianco, posizionandosi a 1.300 Lumens, da vita ad una dinamica notevole. Unite questo a dei colori estremamente piacevoli per quanto limitati in assoluto e capirete perché molta gente si sia dichiarata innamorata persa dell’UHZ65.

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La mia prova di riferimento è diventata ora la scena di Sicario, un film che è girato con una qualità spaventosa (il regista è Denis Villeneuve, lo stesso di Prisoners, Arrival e Blade Runner 2049), con scene molto luminose e dai forti contrasti, ma soprattutto con un paio di passaggi al “quasi buio” che sono capaci di mettere a terra i display non all’altezza. Cercate dal minuto 45:20 in poi oppure da 1.36:58 in avanti: si tratta di scene incredibili per la difficoltà che presentano nella riproduzione di tutta una serie di dettagli che ci sono, ma sono talmente tanto scuri che è davvero difficile presentarli nel modo corretto. Bene, questo UHZ65 non può dare quello che non ha, ossia il nero: ma, credetemi, sono rimasto stupito nell’osservare la capacità di riprodurre particolari (guardate la scritta sulla schiena del poliziotto controluce, ad esempio: si riesce ad intravedere qualcosa, anche se non arriviamo alla lettura totale) che mi sarei immaginato affogati in un grigiore senza fine. Ed invece no, il nostro se la cava, grazie alla sua eccellente linearità, fino a dove fisicamente si può spingere: sfruttando il fatto che la leggibilità sta, per definizione, nelle zone che non sono a zero, ma tra il 5 ed 15%, riesce a presentarci parecchi particolari. Volendo qualcosa di più, si può alzare il brightness di un punto, perdendo però poi di linearità in basso. Appunto, non può dare ciò che non ha. Non sto dicendo, intendiamoci, che possa tenere il confronto con un OLED (!), perché questo farebbe a pugni con la realtà: ma che si disimpegni in modo efficace senz’altro, sempre tenendo presente che il nero vale 0.225 Lumens.

Va purtroppo osservato che abbiamo un “effetto Dynamic Black” piuttosto fastidioso, che consiste in una serie di flash che rendono a volte la visione fastidiosa, in corrispondenza ovviamente delle variazioni repentine di luminosità: l’ho osservato sia con Gian Luca che con il mio amico Valerio, che è intervenuto alla parte finale della visione, e da possessore di Sony ha apprezzato questo Optoma per la sua notevole tridimensionalità.

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Che dire in conclusione? Si tratta di una macchina che fa parlare di sé, e non solo per le sue caratteristiche tecniche relative al 4K. Se da un lato ci sono svariati aspetti negativi (dalla difficoltà di installazione al software tutt’altro che semplice ed efficace) che culminano, ovviamente, in un livello del nero troppo alto in assoluto, oggi, per un proiettore HT di punta, ci sono anche altre chiavi di lettura. A partire dalla eccellente luminosità in condizioni di calibrazione ed alla possibilità di realizzare quindi con facilità schermi da 3 metri in su, al lavoro dello scaler, alla piacevolezza complessiva dell’immagine per una riproduzione cromatica che comunque copia bene lo spazio di realizzazione di molti film. Ho taciuto sull’elemento che sarà poi quello dirimente per molti: l’eccellente dettaglio, che pone questo Optoma in una categoria superiore rispetto alle macchine su base LCD et similia. Quanto conti in assoluto non è dato dirlo, ma per molte persone questa è una caratteristica di cui hanno fortemente sentito la mancanza negli anni del dominio dei 3 chip, riflessivi o trasmissivi che fossero. In conseguenza, dare una possibilità di scelta in più non può che rappresentare uno stimolo per la concorrenza a produrre qualcosa di nuovo.

Avrete capito che non sono stato travolto da questo Optoma, che sinceramente non posso dire che mi abbia entusiasmato: ma ne ho apprezzato alcune caratteristiche, e devo dirvi che, una volta terminata la calibrazione in HDR, avevo un sorriso di sincero entusiasmo che assomigliava abbastanza a quello che ho quando scendo dalla mia R1200 RT, oppure quando fotografo con il Distagon 15mm, il Voitglander 10mm o il Canon 100-400. O quando passo una giornata con i miei figli. Tu chiamale, se vuoi, emozioni…

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Andrea Manuti